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Albo…ce l’ho, ce l’ho…manca

Buttafuori

Non voglio parlare oggi di figurine…ma di figuracce!
La figuraccia che fa la nostra professione di fronte alla notizia che anche i tanto bistrattati “buttafuori” da oggi avranno un albo professionale che li regolamenta.
Mentre la categoria dei traduttori si batte da anni per averne uno proprio che ne riconosca la professione, i buttafuori, forse a forza di spintonate, riescono ad ottenere questo riconoscimento. Un albo dovrebbe dare garanzia di professionalità, di preparazione e definire con precisione mansioni e prerogative. Finché si parla di professionisti accreditati, come avvocati, medici o commercialisti nessuno ha da ridire: qualche perplessità o qualche sorriso però sono inevitabili quando ci si discosta da mestieri “codificati”…in questo traduttori e buttafuori hanno molto in comune, e il loro successo ci fa riflettere e ben sperare. “Buttafuori” è il termine comunemente usato per gli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, qui non viene assolutamente usato in modo dispregiativo.

In base alle nuove norme, per fare il buttafuori di professione occorre essere maggiorenni, incensurati, dotati di adeguato self control, ma anche di una formazione giuridica, tecnica e psicologica ben precisa. Chi è in possesso di questi requisiti potrà iscriversi ad un albo istituito presso le Prefetture, e intraprendere poi la carriera. Il buttafuori insomma cambia pelle e si trasforma in una vera e propria figura professionale, istituita da un decreto firmato dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in attuazione della legge sulla sicurezza.

Per potersi iscrivere al nuovo albo, questi i requisiti: essere in buona salute fisica, non soffrire di daltonismo, non fare uso di alcool e stupefacenti, non avere condanne anche non definitive per delitti non colposi, non essere assoggettati a misure di prevenzione o destinatari di provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, non essere o essere stati aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati, essere in possesso del diploma di scuola media inferiore e aver superato un apposito corso di formazione.

I nuovi buttafuori “certificati”, al termine del percorso formativo organizzato dalle regioni, avranno competenze in materia giuridica (ordine e sicurezza pubblica, compiti delle forze di polizia, disciplina normativa del settore dell’intrattenimento e dello spettacolo ecc.), competenze tecniche come prevenzione incendi, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, primo soccorso sanitario, e dovranno avere capacità psicologico-sociale come capacità di concentrazione, autocontrollo, contatto con il pubblico e adeguata comunicazione verbale. I compiti di un buttafuori sono infatti il controllo preliminare dei luoghi per verificare la presenza di eventuali sostanze illecite od oggetti proibiti per la prevenzione degli incendi e, solo in ultima istanza, la regolamentazione dell’accesso al locale per cui presta servizio.

Come il buttafuori, anche il traduttore è una di quelle professioni “non codificate” e incomprese dall’esterno. Non ci resta quindi che sperare in un destino analogo per la nostra categoria in un prossimo futuro, sperando che l’iniziativa ci sproni a ribadire la legittimità del nostro bellissimo mestiere.

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