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Mamma mia

23 febbraio 2009

Mi sto preparando a partire giovedì per Francoforte.

Lavorerò per qualche mese lì (e poi chissà) alla Nintendo come Game Tester.

Il lavoro prevede 8 ore di gioco sfrenato su un unico titolo inedito per Nintendo DS o Wii alla ricerca di errori di traduzione e problemi linguistici.

In pratica si tratta di Correzione di Bozze sui videogiochi…credo di avere notevole esperienza in entrambi i campi.

L’ambiente internazionale sembra molto stimolante e conto di sfruttare l’occasione per acquisire nuovi contatti (Francoforte è la Milano tedesca e si organizzano fiere internazionali tutto l’anno…famosissima la Buchmesse dedicata all’editoria in cui varrebbe la pena imbucarsi) e per migliorare il tedesco. Né il clima né il cibo mi fermeranno. Conto di internettizzarmi al più presto anche laggiù per lavorare part-time sulle traduzioni e per mantenermi in contatto con cari ed amici che non vedrò per un po’.

Userò il blog per raccontare la mia avventura ludolinguistica.

Scrivere: Istruzioni per l’uso

17 febbraio 2009

Ho trovato in Internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che scrivono per lavoro o per diletto.


1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.


tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

Mele per tutti

11 febbraio 2009

Vorrei illustrare il mio punto di vista su una questione che molto spesso mette traduttori professionisti, semi-professionisti e/o amatoriali l’uno contro l’altro ben oltre i limiti della libera concorrenza…

  • È offensivo offrire il proprio lavoro a tariffe molto basse?
  • È umiliante offrirsi di realizzare lavori a prezzi molto bassi?

Possiamo veramente affermare che queste due situazioni “uccidono il mercato“?


In Italia (non conosco la situazione all’estero) oggi dobbiamo rapportarci con questa specifica situazione di mercato del lavoro, dove a certi livelli, qualcuno accetta di offrire i suoi servizi per una tariffa da fame secondo il principio per cui pochissimo è sempre meglio di niente.

Che possiamo controbattere al giovane neolaureato che per inserirsi nel mercato delle traduzioni offre modesti lavori per modesti compensi?
Come lui, tanti piccoli fruitori di traduzioni non sono nelle condizioni (o non vogliono) pagare interventi professionali per l’ambito in cui tale servizio è destinato.
Entrambi offrono e cercano poco, il neotraduttore vuole fare esperienza e ricavare il necessario per acquistare i suoi primi strumenti di lavoro senza incidere sui genitori con cui vive, il committente ha bisogno di capire cosa c’è scritto sui documenti che gli hanno inviato.

Utopistico ed inutile pensare di poter influire su questa realtà proibendo o regolando gli annunci e le offerte che spopolano nel mondo di Internet, sui giornali, in biblioteca e ovunque, o impedire e regolamentare le tariffe secondo norme prefissate standard.

Potrà apparire sconfortante per qualcuno leggere annunci di speranzosi ragazzini, forse alle prime armi, che si offrono tentando anche loro di lavorare, così come di chi cerca servizi a tariffe stracciate.
Mi sembra che, qualunque sia il loro livello ne abbiano come tutti il diritto, ricordardando a tutti che stiamo parlando di mercato cioè di incontro tra le esigenze della domanda e i limiti dell’offerta.

Come le mele, i servizi di basso livello è ragionevole che siano offerti o richiesti a basso prezzo.
Mele di basso livello trattate a basso prezzo non tolgono nessun cliente a chi tratta mele di prima qualità e dal costo elevato.
Non ammazzano nessun mercato.
Solitamente chi non apprezza vermetti ed ammaccature è disposto a pagare il giusto per un prodotto di un certo tipo.
Chi tratta ottime mele di prima qualità, non ha nessuna necessità di insultare il venditore di un prodotto di qualità inferiore offerto a prezzi stracciati.

Non si trova costretto ad abbassare il prezzo delle sue ottime mele per battere la concorrenza.

A meno ché non sia il mercato stesso a richiederlo, in una situazione ad esempio di abbassamento generale del potere d’acquisto degli acquirenti di mele, nella quale gli stessi potranno permettersi esclusivamente le qualità di mele striminzite e forse bacate offerte a pochi spiccioli… ma tutto questo non sarebbe per colpa di chi le offre, ma del mercato.

Non mi sembra che oggi vi sia una situazione simile; chi realizza buone traduzioni offrendo un valido servizio ha di solito le condizioni per ottenere riscontri adeguati.
Chi oggi non vi riesce è perché, per motivi vari, non è adeguatamente inserito nel mercato.

Insultare e deridere (o solo contestare) chi, apparentemente povero di mezzi, sta tentando di entrare, non è che consenta di consolidare la propria posizione, né di accrescere le proprie potenzialità.

Per questi motivi da professionista ed ex neofita di questo settore non ce l’ho con chi, come me prima di loro, cerca il suo spazio nel mercato.

Quello che mi sento di consigliare a chi vuole intraprendere questo mestiere però…è di cercare sempre, senza presunzione, di autovalutarsi con obiettività sulla base delle proprie competenze ed abilità in modo da vendere le vostre mele ad un prezzo che rispecchi effettivamente la qualità offerta.

Sulla traduzione

9 febbraio 2009

“Il mio lavoro è e rimane un lavoro da artigiano, un lavoro minuto, oscuro e ascientifico, sempre approssimativo. […] Non è un mestiere avventuroso; le sue gioie e i suoi dolori dall’esterno si vedono assai poco.Il meglio che ti senti dire, quando hai finito, è: «Non sembra nemmeno tradotto».
E cioè tu sei tanto più bravo quanto più riesci a sparire, a non far credere che ci hai messo le mani […].
Continuo a sterrare come un terrazziere delle parti mie, cartella dopo cartella, libro dopo libro, e a volte, la domenica, col fiasco del vino davanti, mi diverto a cantare una vecchia storia…”.

(Luciano Bianciardi)

Faccio mie le parole di un grande traduttore e uomo, forse il primo a puntare i riflettori sul nostro mondo sotteraneo che già ai suoi tempi  soffriva degli stessi problemi che lo affliggono oggi e che approfondirò nei miei prossimi interventi cercando di non annoiarvi troppo e di darne una visione il più possibile obiettiva.

cri…sì o no?

4 febbraio 2009

Ormai ovunque non fanno che ripetere che l’Italia è in crisi…

Dicono crisi perché “recessione economica” forse è un concetto troppo difficile per l’italiano medio, forse perché mette più paura e fa venire in mente Wall Street del ‘29 e i grandi imprenditori sul lastrico che si buttavano dai grattacieli come in Mr Hula-hoop.

Io se non altro sono fortunato visto che abito praticamente al piano terra.

Da notare come in tv tra i sogni di gloria dei vari aspiranti tronisti, marchettari televisivi vari e l’ennesimo quiz per sognare  i milioni, spuntino proprio in questo periodo interessanti documentari che raccontano l’Italia del boom economico, per farci vedere, anche se forse siamo in quattro gatti a guardare, come piccole realtà sono diventate grandi dal niente con idee innovative. Nello specifico ieri mi ha colpito molto la storia della Panini e delle sue figurine.

Forse lo scopo è farci riflettere su come in passato ci siamo rimboccati le maniche e siamo usciti a testa alta da un periodo veramente nero, una specie di iniezione di ottimismo, anche se ora sono cambiate fin troppe cose per mettere passato e presente sullo stesso piano.

Premetto che ho una visione solo parziale dal mio settore di questa brusca frenata economica. Tutti i colleghi con cui parlo ammettono che hanno registrato o si aspettano di registrare un calo di lavoro nel 2009  (il che significa che probabilmente circoleranno meno traduzioni o se ne vedranno tante veramente di scarsa qualità perché effettivamente a buon mercato).

Cercando il lato positivo delle cose, da questo punto di vista si può dire che si ampierà la forbice tra chi produce qualità e chi lavora a tariffe da fame quindi anche se sembra tutto un po’ fermo è questo il momento di darsi più da fare per emergere sul mercato inflazionato dei servizi linguistici (ma in generale questo vale per ogni settore) offrendo più di quanto offra la concorrenza e  facendo così la differenza.

Sorseggio il bicchiere mezzo pieno pronto a qualsiasi sfida…

negrotraduzioni 3.0

29 gennaio 2009

Ciao,
mi chiamo Stefano e sono un traduttore. Se sei capitato qui per caso visita pure il mio sito www.negrotraduzioni.com prima di proseguire.
Oltre ad una veste grafica volutamente audace, questa terza versione può contare anche sul supporto di un blog, (questo), che ho chiamato

“Il Bello Infedele”

e che si propone di raccontare le mille difficoltà di un libero professionista del mondo della traduzione. Nel mucchio probabilmente ci sarà anche dell’altro perché ogni persona è ben più del proprio lavoro, quindi non stupitevi se ogni tanto ci troverete racconti, recensioni, segnalazioni o appunti di ogni genere…la mia scrivania è ormai stracolma quindi ho voluto anche io ritagliarmi il mio spazio nella rete che spero di riempire con spunti interessanti perché diventi un luogo di condivisione tra traduttori, aspiranti tali, amanti della scrittura e amici in genere.
Buona lettura
Stefano

Per ora ringrazio Francesco “Bipo” Zofrea, mago del codice che ha reso possibile tutto ciò e Ivan Zoni per gli ottimi disegni che danno quel tocco personale che cercavo. Se volete contattarli cliccate sui nomi per andare ai loro siti.